I maggiori pregiudizi sull’energia solare

In Svizzera c’è abbastanza sole per produrre energia solare? Gli impianti fotovoltaici non sono troppo costosi? A tutt’oggi esistono – a torto – ancora numerosi pregiudizi nei confronti dell’energia solare.

Per questo SvizzeraEnergia ha selezionato assieme a Swissolar i pregiudizi e li ha confutati con spiegazioni e fatti dettagliati.

Ad esempio sul territorio svizzero l’irraggiamento solare è 200 volte maggiore rispetto all’energia consumata in tutto il Paese. Il potenziale di produzione di energia solare sui tetti e sulle facciate è pertanto molto alto: grazie ad esso si potrebbe coprire circa la metà dell’intero consumo di energia elettrica in Svizzera. La risposta alla domanda formulata in precedenza non può che essere: sì, in Svizzera c’è abbastanza sole per l’energia solare!

 

A seconda del sito, l’irraggiamento solare annuo in Svizzera varia circa fra 1050 e 1550 kWh al metro quadro. Questo significa che sul territorio svizzero l’irraggiamento solare è 200 volte maggiore rispetto all’energia consumata in tutto il Paese.

Il potenziale di produzione di energia solare sui tetti e sulle facciate è molto alto: grazie ad esso si potrebbe coprire circa la metà dell’intero consumo di energia elettrica in Svizzera. Questo potenziale non è ancora sfruttato quasi per niente: nel 2016 erano installati impianti fotovoltaici solo su circa il 5% delle facciate e dei tetti adatti a tale scopo. Tali impianti coprono un buon 2% del consumo di energia elettrica.

Il potenziale è ben lungi da essere interamente sfruttato

Anche nel settore dell’energia solare termica il potenziale non è ancora sfruttato quasi per niente. Nel 2016 è stato sfruttato solo l’8% circa del potenziale di produzione sui tetti svizzeri, che coprono all’incirca l’8% del fabbisogno di energia per l’acqua calda sanitaria nelle economie domestiche.

In linea di massima, l’irraggiamento solare in Svizzera è superiore a quello della Danimarca o dell’Inghilterra e inferiore a quello della Spagna, del Portogallo o dell’Italia. Alcune località molto soleggiate, come Sion o Samedan, sono perfettamente equiparabili addirittura alla Toscana o alla Provenza.

L’odierno sfruttamento dell’energia fotovoltaica non dipende tanto dalla rispettiva intensità dell’irraggiamento solare. Tra i Paesi che sfruttano maggiormente l’energia solare in Europa vanno annoverati sia alcuni Paesi meridionali, come la Grecia e l’Italia, sia Paesi in cui l’irraggiamento solare è più debole, come la Germania, il Belgio o la Repubblica Ceca.

L’installazione di impianti fotovoltaici è meno costosa di quanto si pensi. Un impianto di circa 30 metri quadri (5 kWp) sul tetto di una casa unifamiliare costa circa 15 000 CHF. Detraendo gli incentivi finanziari della Confederazione (remunerazione unica) di 3400 CHF (situazione a partire dal 2018) e le agevolazioni fiscali di circa 2900 CHF, l’impianto finisce per costare solo 8500 CHF. Va tenuto presente che prima di percepire la remunerazione unica si deve prevedere un tempo di attesa di almeno due anni.

I costi di produzione dell’elettricità prodotta in proprio ammontano a circa 13 ct./kWh. Al netto degli incentivi e del risparmio fiscale, i costi si riducono a 9,5 ct./kWh: molto meno rispetto al prezzo pagato dalle economie domestiche per l’elettricità elettrica prelevata dalla presa di corrente. In Svizzera un’economia domestica paga in media 20 ct./kWh. Di conseguenza, vale la pena di consumare direttamente l’elettricità solare prodotta in proprio (consumo proprio).

La produzione eccedente che non può essere consumata immediatamente in casa viene essere immessa nella rete elettrica. Così facendo si beneficia di un rimborso, la cosiddetta tariffa di immissione in rete.

Gli impianti fotovoltaici sono meno costosi di quanto si pensi

Con gli odierni prezzi medi dell’elettricità e con le tariffe di immissione in rete delle aziende fornitrici di energia elettrica, con un tale impianto è possibile ottenere rendimenti di quasi il 5% sul capitale medio immobilizzato. Nell’esempio citato il capitale immobilizzato è di soli 4250 CHF, dunque molto inferiore rispetto al costo dell’impianto. Ciò perché ogni anno si generano entrate e di conseguenza questo capitale non è più immobilizzato.

Con il calcolatore solare di SvizzeraEnergia le persone interessate possono calcolare il rendimento di un impianto installato sul tetto della propria casa. Per il conteggio occorre conoscere la tariffa elettrica, che si trova sulla bolletta dell’elettricità, e la tariffa di immissione in rete, indicata dall’azienda fornitrice di energia elettrica o sul sito www.pvtarif.ch.

Anche un impianto termosolare è adatto a quasi ogni tasca: un impianto con una superficie di collettori solari di 5-6 metri quadri copre i 2/3 del fabbisogno di acqua calda sanitaria di una famiglia e costa, al netto delle sovvenzioni cantonali e delle detrazioni fiscali, meno di CHF 10 000. Il calcolatore solare di SvizzeraEnergia permette di calcolare anche questo tipo di impianto.

Gli impianti fotovoltaici producono elettricità principalmente durante il giorno, soprattutto a mezzogiorno. Anche se durante il giorno non c’è nessuno a casa, ci sono alcuni elettrodomestici come i frigoriferi, i surgelatori o le centraline che consumano continuamente elettricità.

Altri apparecchi che consumano elettricità sono quelli in stand-by, come televisori, impianti stereo, router, macchine per il caffè o fotocopiatrici. L’impianto fotovoltaico può coprire anche il loro fabbisogno di elettricità.

Gli apparecchi più energivori, come fornelli, forni e apparecchi da cucina o applicazioni IT, vengono utilizzati principalmente la mattina e la sera. A seconda della stagione e delle condizioni meteo, anche il loro consumo può essere coperto dal proprio impianto.

La percentuale dell’elettricità prodotta che può essere consumata in proprio («consumo proprio») dipende soprattutto dalle dimensioni dell’impianto e dal consumo personale di elettricità. Per un impianto molto piccolo di circa 12 metri quadri (2 kWp) si può consumare in proprio dal 35 al 50% dell’elettricità prodotta. La percentuale restante viene immessa nella rete elettrica dietro compenso da parte dell’azienda fornitrice di energia elettrica. Se l’impianto è un po’ più grande (30 m2, 5 kWp), l’elettricità prodotta può essere consumata in proprio soltanto in ragione del 20-40%.

Il consumo di elettricità di un’economia domestica dipende dalla presenza di apparecchi energivori che possono essere regolati almeno in parte. Ad esempio pompe di calore, boiler dell’acqua calda o auto elettriche. Se questi apparecchi consumano elettricità soprattutto quando splende il sole, il consumo proprio può essere aumentato anche quando durante il giorno non c’è nessuno a casa. Trovi ulteriori informazioni in merito qui. È possibile aumentare ulteriormente il consumo proprio utilizzando accumulatori a batteria che immagazzinano temporaneamente l’energia elettrica prodotta. Se un impianto di circa 30 metri quadri (5 kWp) è abbinato a un accumulatore a batteria da 5 kWh, la percentuale di consumo proprio può aumentare dal 30% al 60%, in quanto l’energia elettrica non deve essere consumata immediatamente ma viene accumulata nella batteria.

Un impianto termosolare è sempre abbinato a un accumulatore di acqua calda. Un tipico impianto in una casa unifamiliare ha un volume di accumulazione di ca. 500 litri e consente di utilizzare alla sera o al mattino seguente il calore prodotto durante il giorno.

La tecnologia oggi più diffusa nel fotovoltaico sono i moduli cristallini, che vengono prodotti in dimensioni standard e i cui colori variano per lo più dal blu al nero. Negli ultimi anni però detti moduli si sono fortemente evoluti e oggi esiste una vastissima gamma di prodotti, tra cui moduli di dimensioni, forme e colori diversi da quelli standard.

Nel caso dei moduli cristallini in silicio le singole celle possono essere allineate in modo diverso ed è pertanto possibile ottenere molte più forme rispetto al classico pannello rettangolare. I moduli a strato sottile permettono a loro volta tante forme più flessibili e possono essere adattati a forme sinuose.

I colori dei moduli possono essere modificati con varie tecnologie. Ciò consente una vastissima gamma di colori, dal verde al bianco, passando per il giallo e il rosso. A seconda della tecnologia e del colore prescelto, il rendimento dei pannelli si riduce di meno del 5% fino al 40% (moduli bianchi).

Di norma i collettori per gli impianti termosolari sono neri e quindi per niente vistosi. Solitamente coprono solo una parte del tetto e possono pertanto essere combinati molto bene con gli impianti fotovoltaici, e sono convincenti anche sotto il profilo estetico. Possono però essere integrati anche nelle facciate, il che aumenta il loro rendimento in inverno, proprio quando c’è solitamente più bisogno di calore. Anche qui esistono diverse varianti cromatiche.

Esempi

Anche i piccoli impianti solari possono contribuire in maniera importante a coprire il fabbisogno di elettricità e calore di un’economia domestica. Infatti, un impianto solare di 20 metri quadri circa collocato sul tetto copre l’80% del fabbisogno annuo di elettricità di una casa unifamiliare media abitata da una famiglia di quattro persone. Misure mirate consentono di consumare in proprio più di un terzo dell’elettricità prodotta dall’impianto, il resto viene immesso nella rete elettrica in cambio di una remunerazione.

I piccoli impianti danno un grande contributo anche in termini di energia solare termica. Bastano quattro metri quadri circa di collettori solari combinati a un accumulatore d’acqua per coprire più della metà del fabbisogno annuo di acqua calda di una famiglia di quattro persone. Da maggio ad agosto l’impianto produce il 70% del fabbisogno di acqua calda, mentre d’inverno, tra novembre e gennaio, la percentuale scende al 20%.

Il fotovoltaico è un sistema molto efficiente che trasforma l’energia solare in elettricità. Il rendimento di un impianto fotovoltaico, ovvero il rapporto tra l’elettricità prodotta e l’energia solare irradiata sulla sua superficie, oscilla tra l’11% e il 20% a seconda della tecnologia utilizzata. Nei prossimi decenni il rendimento medio aumenterà ulteriormente.

Le altre tecnologie hanno rendimenti diversi. Anche le energie fossili come il carbone o la benzina derivano originariamente dall’energia solare. Tuttavia, se si considera l’intero ciclo produttivo di fotosintesi, trasformazione in energie fossili (carbone, petrolio greggio, gas naturale) e combustione per la produzione di elettricità, il rendimento dell’energia solare irradiata rispetto all’elettricità prodotta è di gran lunga inferiore all’1%, perché già la fotosintesi ha un rendimento di appena il 3% circa. Dunque, sebbene il fotovoltaico e le energie fossili provengano dalla stessa fonte ovvero la luce del sole, il fotovoltaico ha in ogni caso un rendimento nettamente superiore. Tuttavia, il rendimento non è un indicatore affidabile per valutare l’efficienza ambientale di una fonte di energia. Meglio basarsi, ad esempio, sul consumo di energia primaria (non rinnovabile) o sui punti di impatto ambientale nel ciclo di vita. Una valutazione basata su questi indicatori mostra che il fotovoltaico ha un impatto ambientale di gran lunga inferiore a quello delle centrali fossili e nucleari.

Gli impianti termosolari hanno un rendimento tre volte superiore a quello degli impianti fotovoltaici, ma producono energia termica meno pregiata. L’elettricità prodotta da un impianto fotovoltaico, invece, è più pregiata e può convertire il calore ambientale nel triplo dell’energia per il riscaldamento, ad esempio mediante una pompa di calore. Le due tecnologie, dunque, hanno rendimenti comparabili.

Il fotovoltaico è più efficiente del petrolio

Infatti, trasforma l’energia solare in elettricità con un rendimento complessivo di ben il 15 per cento circa, mentre il rendimento complessivo delle energie fossili è inferiore all’1 per cento, incluso l’intero processo produttivo con fotosintesi, la formazione di vettori energetici fossili e la successiva trasformazione in elettricità.

 

La produzione di elettricità da fonti rinnovabili viene incentivata con la rimunerazione unica e con la rimunerazione a copertura dei costi per l’immissione in rete di energia elettrica (RIC). L’incentivo è finanziato con un supplemento di 2,3 cts./kWh (tariffa 2019) che grava su tutti i consumatori di elettricità. Il gettito d’imposta è destinato per metà al fotovoltaico. Per l’industria e il commercio, dunque, l’incentivazione del fotovoltaico fa aumentare il prezzo dell’elettricità mediamente dell’8%.

Per sapere in che misura tale aumento incide sul bilancio di un’impresa basta calcolare l’intensità del costo dell’energia ovvero il rapporto tra il costo dell’energia e il valore aggiunto lordo. Per il 99% delle imprese svizzere tale rapporto è inferiore allo 0,5% e dunque è irrilevante per la stragrande maggioranza delle imprese.

Le imprese più colpite dal rincaro dell’elettricità sono quelle che hanno un costo dell’energia elettrica molto elevato, che però possono farsi rimborsare il supplemento di rete pagato per l’elettricità da fonti rinnovabili. Le imprese con un costo dell’energia elettrica pari ad almeno il 10 per cento del valore aggiunto lordo hanno diritto al rimborso integrale del supplemento; quelle con una percentuale di almeno il cinque per cento, invece, hanno diritto a un rimborso parziale.

Qui trovate maggiori informazioni sul rimborso.

Durante il suo intero ciclo di vita un impianto solare comporta un consumo di energia, ad esempio per la lavorazione dei materiali necessari, la fabbricazione dei moduli o dei pannelli solari e del convertitore, il trasporto e il riciclaggio al termine della sua vita utile. Dopo 1-4 anni l’impianto ha già compensato questa quantità di energia producendo elettricità rinnovabile (confronto a livello di energia primaria). Trascorso questo periodo, dunque, l‘impianto è già ammortizzato sotto il profilo energetico e continuerà a produrre elettricità rinnovabile per altri 25 anni almeno.

Gli esperti stimano che a lungo termine il periodo di ammortamento potrà essere ulteriormente ridotto di circa un terzo, soprattutto grazie a fattori quali un rendimento maggiore, una durata più lunga, un uso più efficiente dei materiali o mix elettrici con una maggiore percentuale di energia rinnovabile nei Paesi di produzione.

Il periodo di ammortamento energetico di un impianto termosolare è di gran lunga inferiore a un anno.

Gli impianti fotovoltaici si ammortizzano rapidamente dal punto di vista energetico

Producendo energia rinnovabile, un impianto fotovoltaico compensa l’energia impiegata per la sua realizzazione già nel giro di 1-4 anni.

Gli impianti fotovoltaici raggiungono il picco della produzione intorno a mezzogiorno, quando in Svizzera si registra un altissimo consumo di elettricità indipendentemente dalla stagione. In linea di massima, dunque, durante il giorno gli impianti fotovoltaici producono elettricità in un momento assai propizio. Per contro, nelle ore serali e d’inverno la produzione diminuisce mentre il consumo di elettricità è ugualmente elevato.

Attualmente ciò non rappresenta ancora un problema se si pensa che nel 2016 in Svizzera il fotovoltaico ha prodotto il 2% dell’elettricità consumata. Una percentuale così modesta fa presto ad essere consumata. Solo se il fotovoltaico verrà potenziato al punto da salire a una percentuale del 10-15%, allora d’estate si creeranno eccedenze importanti, che a quel punto dovranno essere esportate o accumulate.

L’elettricità generata dall’energia solare si adatta perfettamente alla rete elettrica svizzera

Nel 2016 l’energia elettrica prodotta da solare era pari al 2 per cento dell’intero consumo elettrico nazionale. Solo se la quota di elettricità da energia solare in rete dovesse salire al 10-15%, sarebbe necessario aggiungere accumulatori e/o potenziare la rete elettrica.

 

Con una percentuale del 70% e in alcuni casi superiore al 90%, il vetro è il componente principale di tutti i moduli. L’alta percentuale di vetro e la presenza di metalli facilmente separabili fanno sì che un modulo o un pannello solare possano essere riutilizzati per l’80-90% circa della loro massa. In genere, per prima cosa, i vecchi pannelli solari vengono separati dalla cornice di alluminio, dal vetro, dai cavi e dai componenti elettronici che finiscono nei rispettivi cicli di smaltimento. La prima fase della lavorazione è meccanica. Seguono processi di separazione e scissione termochimici, chimici o metallurgici. In questo modo, sostanze potenzialmente nocive come il piombo, il cadmio o il selenio vengono rimosse e smaltite separatamente. Dopo essere stati recuperati in maniera economica e nel miglior modo possibile, anche l’argento, il tellurio e l’indio possono essere riutilizzati. Più del 90% di tutti i moduli sono in silicio cristallino, una tecnologia praticamente priva di sostanze nocive (come piombo e argento). Oggi, tuttavia, una frazione residua del 10-20% circa in peso finisce ancora nell’inceneritore; si tratta del film plastico e della lega per la saldatura contenente metalli pesanti. Riciclare un pannello solare è un po’ come riciclare una finestra per via dell’alta percentuale di vetro e alluminio presenti in entrambi i prodotti.

In Svizzera, grazie alla tassa di riciclaggio anticipata, i pannelli solari possono essere riportati gratuitamente al punto vendita o in un centro di raccolta. Così il riciclaggio viene eseguito a regola d’arte e nel rispetto dell’ambiente. In Svizzera l’ente che se ne occupa è la fondazione SENS eRecycling. Questo sistema, attualmente su base volontaria, diventerà obbligatorio dopo l’adeguamento della relativa ordinanza.

I moduli fotovoltaici sono riciclabili all’80-90%

Sono composti per il 78% di vetro, per il 7% di alluminio e per l’1% di rame, tutti materiali riutilizzabili. Per un altro 4% i moduli fotovoltaici contengono elementi smaltibili in apposite discariche. Il restante 10% è rappresentato da plastica che, dopo l’uso, viene incenerita.

I collettori termosolari sono fatti quasi interamente di rame, alluminio e vetro, tutti materiali riciclabili.

Nel corso del loro normale funzionamento, i moduli solari non comportano rischi per l’uomo e l’ambiente. Tutti i prodotti in commercio sono composti per il 75-95% di vetro. Altri componenti sono l’alluminio (di cui è fatta la cornice), il silicio e la plastica. Sostanze potenzialmente tossiche come il piombo, il selenio, il cadmio, il gallio e l’indio, sono presenti a basse concentrazioni ma solo (ad eccezione del piombo) nei moduli a film sottile, poco diffusi sul mercato svizzero. La maggior parte di queste sostanze si trova anche negli smartphone e nei computer. L’esatta composizione chimica dei pannelli solari dipende dalla tecnologia con cui sono stati realizzati. Poiché i pannelli solari sono a prova di vento e intemperie, nel corso del loro normale funzionamento non rilasciano sostanze dannose e quindi non sono pericolosi per l’uomo e l’ambiente.

I moduli a film sottile comportano dei rischi solo qualora vengano danneggiati, ad esempio in caso di incendio, di problemi durante il trasporto, di errore di montaggio o in fase di smaltimento. Se i moduli danneggiati reagiscono con dei liquidi, piccole quantità di sostanze nocive possono fuoriuscire ed entrare in contatto con l’ambiente. L’importante, dunque, è che i moduli solari vengano maneggiati da professionisti.

Oggi i moduli cristallini al silicio sono la tecnologia più utilizzata nel fotovoltaico. Sono fatti principalmente di vetro, alluminio, silicio e materie plastiche la cui disponibilità è indiscutibilmente elevata. Tra i suoi componenti vi è anche l’argento, un metallo che invece è disponibile in misura limitata. Perciò negli ultimi anni la quantità di argento necessaria in ogni cella è già stata sensibilmente ridotta. Inoltre, sono allo studio soluzioni che tendono a sostituire l’argento con il rame. Se, come previsto, queste soluzioni avranno successo, in futuro la scarsità di materia prima non sarà più un impedimento alla massiccia diffusione dei moduli cristallini grazie all’elevata disponibilità di rame.

Altre tecnologie di rilievo sono i moduli a film sottile con semiconduttore di tellururo di cadmio (CdTe) o di seleniuro di rame indio gallio. Tuttavia, attualmente, una diffusione massiccia e globale del fotovoltaico solo sulla base di queste due tecnologie non sarebbe possibile per la scarsità di alcuni degli elementi chimici necessari.

In sintesi, se anche i moduli fotovoltaici dovessero diffondersi massicciamente a livello globale e se le materie prime dovessero scarseggiare, non dovrebbero crearsi strozzature nella produzione soprattutto perché il livello di efficienza dei moduli aumenta costantemente, l’impegno in materia di riciclaggio si intensifica e la ricerca di nuove tecnologie continua.

Gli impianti fotovoltaici non comportano un rischio d’incendio maggiore di altri impianti elettrici. Un progetto di ricerca pluriennale condotto in Germania ha dimostrato che meno dello 0,01% degli impianti ha subito un incendio. In questi rarissimi casi, l’incendio ha interessato per lo più l’impianto di per sé senza estendersi all’edificio. Gli incendi sono stati provocati principalmente da errori di progettazione o installazione. Pertanto la causa è generalmente da ricercare nel «fattore umano» e non nell’impianto in sé. Per minimizzare il rischio, dunque, gli impianti fotovoltaici dovrebbero essere progettati, installati e manutenuti da tecnici professionisti. Chi fosse interessato può rivolgersi a un professionista del solare certificato (www.solarprofis.ch).

Rischi del fotovoltaico durante lo spegnimento di un incendio

Spegnere l’incendio di un impianto fotovoltaico non è come spegnere un incendio qualsiasi. Indipendentemente dalla causa del rogo, un impianto fotovoltaico comporta dei rischi specifici per i vigili del fuoco, tra cui la caduta di parti dell’impianto e la folgorazione. Infatti, anche se la casa è scollegata dalla rete elettrica, finché la luce solare colpisce i moduli una parte dell’impianto continua a essere elettricamente carica. Perciò, i soccorritori impegnati nelle operazioni di spegnimento devono prendere la stessa precauzione adottata per altri impianti elettrici sotto tensione ovvero mantenere un’adeguata distanza di sicurezza.

Raccomandazioni per i proprietari di immobili

  • Far progettare, installare e manutenere l’impianto fotovoltaico da un professionista del solare.
  • Contrassegnare l’impianto in prossimità della connessione alla rete e dell’interruttore sezionatore. Tenere a disposizione una pianta di orientamento. I relativi adesivi possono essere acquistati nello shop Swissolar.

Con i suoi moduli solari, un impianto fotovoltaico produce corrente continua che, dopo essere stata trasformata in alternata dal cosiddetto inverter, viene sfruttata in casa o immessa nella rete elettrica. Le onde elettromagnetiche emesse dalla rete a corrente continua sono molto modeste e non presentano criticità per l’uomo se i conduttori positivo e negativo sono vicini l’uno all’altro come pianificato.

Il campo elettromagnetico più forte è quello creato dall’inverter. Da analisi condotte per conto dell’Ufficio federale dell’ambiente è emerso che le emissioni di un impianto fotovoltaico eseguito a regola d’arte sono basse, ben al di sotto dei valori limite stabiliti dalla legge. In più, di notte non si creano radiazioni elettromagnetiche perché dopo il tramonto non c’è passaggio di corrente.

Spesso elettrodomestici di uso comune creano campi magnetici simili a quelli degli impianti fotovoltaici. Ad esempio, le radiazioni a 30 cm di distanza da un fornello elettrico o a 3 cm di distanza da un asciugacapelli hanno un’intensità simile a quelle che si creano a 50 cm di distanza da un inverter, con la differenza che normalmente l’inverter non si trova in soggiorno e dunque la distanza tipica che lo separa dagli abitanti della casa è maggiore rispetto ad altri apparecchi.

Il fotovoltaico provoca elettrosmog? Né più né meno di molti elettrodomestici di uso comune

Un asciugacapelli a una distanza tipica di 3 cm dal corpo crea un campo elettromagnetico con densità di flusso pari a 6-2000 microtesla. Una radio sveglia a una distanza tipica di 30 cm ha una densità di flusso di 0,1-1 microtesla. Dei fornelli elettrici alla stessa distanza hanno una densità di flusso di 0,15-8 microtesla. A confronto, un inverter a una distanza di 50 cm ha una densità di flusso di 7-35 microtesla. Ma se la distanza aumenta a 500 cm, la densità di flusso scende al di sotto di 0,1 microtesla.

Il fabbisogno di acqua calda sanitaria in bagno e in cucina è pressoché costante in tutto l’arco dell’anno. Con un piccolo impianto solare è possibile ricavare dall’energia del sole il calore necessario per produrre gran parte dell’acqua calda. D’estate l’impianto copre quasi l’intero fabbisogno, d’inverno solo una piccola parte. Nelle case plurifamiliari le fluttuazioni di utilizzo sono minori e solitamente gli impianti hanno dimensioni più piccole (meno metri quadri a persona) per cui raggiungono valori di punta nell’ambito del rendimento utile al metro quadro.

Anche con impianti un po’ più grandi è possibile riscaldare con l’energia solare termica, che d’inverno contribuisce solo in minima parte alla produzione di acqua calda e al riscaldamento; in autunno e in primavera, invece, la produzione è maggiore e d’estate copre l’intero fabbisogno di acqua calda. Chi abita in una vecchia casa con riscaldamento a gas o a gasolio, ad esempio, può ridurre il consumo di combustibile generalmente del 20-30%, mentre per le nuove costruzioni il risparmio può salire anche al 50%.

L’energia solare termica è l’ideale per produrre acqua calda sanitaria

D’estate, per coprire il fabbisogno basta un impianto per la produzione di acqua calda. Nella bella stagione, un impianto per la produzione di acqua calda e integrazione al riscaldamento produce anche un’eccedenza di energia solare. Un impianto all’avanguardia con soluzione ad accumulazione copre il fabbisogno di acqua calda per tutto l’anno. Inoltre, d’inverno è possibile riscaldare con l’energia solare termica.


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